Salvatore Coddetta gennaio 15, 2019 Nessun commento

Sarà capitato sicuramente anche a voi: dopo avere incontrato la centesima agenzia immobiliare in cerca di una casa da vendere o acquistare avvertire ad un certo punto un senso di impotenza e sconforto.

Perché il tempo è sempre poco e gli agenti immobiliari che abbiamo conosciuto non hanno saputo trovare la chiave giusta e interpretare in modo corretto le nostre richieste.

Succede.

Ma non dovrebbe.

Ecco perché nel mondo anglosassone, che tante primizie ha generato nel comparto immobiliare, è nata la figura del Personal Shopper.

Traslando e mediando skill e capacità operativa dai professionisti che già si occupano di acquistare oggetti (tipicamente abbigliamento, scarpe, regali vari) per conto di una clientela molto impegnata.

Il cliente tipo ha certamente una buona disponibilità economica e svolge lavori che restringono molto il tempo libero.

Negli ultimi anni sempre più aziende si sono rivolti a “Personal Shopper” per il reperimento di fornitori qualificati finalizzati alla creazione e al lancio di un prodotto ben preciso.

Il Personal Shopper immobiliare si occupa soprattutto di alloggi di lusso e ricerca soluzioni di livello: recentemente, per esempio, una situazione simile si è verificata a Torino per la definizione dell’affitto (milionario) della villa del noto calciatore della Juventus, Cristiano Ronaldo.

Perché confinare questo professionista nel mondo dorato e impossibile dei super ricchi?

Perché non pensiamo di diventare tutti Personal Shopper, al servizio dei nostri clienti, abbandonando un modo di essere e lavorare ormai superato?

Diciamocelo: la qualità del servizio di molti colleghi immobiliaristi è davvero scarsa. Manca cultura, manca passione, manca soprattutto Formazione.

L’attitudine al cambiamento deve divenire una costante del nostro settore.

E’ giunto il momento di evolverci, di affrontare le sfide del mercato (che a sua volta cambia in modo rapidissimo) con strumenti e paradigmi nuovi.

Il cliente deve tornare al centro del nostro lavoro.

Concentriamoci, parliamo con lui, ascoltiamolo, buttiamo il cuore oltre l’ostacolo per servirlo al meglio.

Occorre tempo, è vero, ma chi ha scelto di fare il professionista immobiliare sa che deve investire.

Nella PNL, su cui torneremo più avanti, questa attitudine si chiama ascolto attivo. Il cliente ci manda segnali, alcuni sono espliciti altri sono meno evidenti. Dobbiamo essere più psicologi. Dobbiamo crescere.

Preparando meglio le visite alle case oggetto di interesse, avvicinandoci magari all’Home Staging, conoscendo meglio le zone in cui operiamo, mettendo in pratica operazioni di marketing.

E allora saremo pronti per essere davvero consulenti: la parola latina, da cui deriva, è proprio “consulere” e significa, consolare, venire in auto.

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