Salvatore Coddetta giugno 13, 2019 Nessun commento

Gli agenti immobiliari che non utilizzano gli strumenti digitali rischiano di perdere dal 30 al 50% del fatturato. E’ quanto emerge dall’ultima indagine RockAgent, la startup proptech che sta introducendo anche in Italia un modello “ibrido” strutturato sulla convivenza tra servizi “virtuali” e presenza fisica sul territorio (senza uffici però).

Secondo il campione intervistato, l’uso della tecnologia consente un deciso risparmio di tempo nelle attività “ripetitive”, agevola il lavoro da remoto e migliora il rapporto con i clienti.

Per il 52% degli agenti, non usare questi strumenti potrebbe causare un immediato danno economico, quantificabile anche nella metà del fatturato, per il 37% il danno sarebbe anche superiore.

Il 64% dei professionisti ha necessità di partner e fornitori adeguati, veloci e precisi nel campo del marketing.

Il 61% è favorevole alla Blockchain, intesa come un archivio condiviso tra professionisti ma impermeabile dall’esterno, in grado di registrare e gestire in modo automatico contratti, compravendite e dati.

Gli agenti immobiliari intervistati si dichiarano favorevoli all’impiego di algoritmi per effettuare le valutazioni degli alloggi: il tutto sempre subordinato, però, al lavoro e all’esperienza del professionista fisico. Si tratta di un tema delicato e scottante: anche noi crediamo che tecnologia e lavoro umano debbano integrarsi, sempre in un’ottica di buon senso commerciale e di marketing.

Solo il 17% degli intervistati crede che il digitale potrà soppiantare totalmente il lavoro fisico degli agenti.

L’84% vede di buon occhio l’uso della Realtà Virtuale come strumento di comunicazione al cliente di alloggi in vendita sia di progetti ancora da realizzare. In Italia ci sono alcune esperienze in tal senso, vale la pena segnalare l’ottimo lavoro fatto dalla startup AmbiensVR di Roma.

Gli agenti più adulti sono più restii al cambiamento, il 20% di loro pensa che queste tecnologie siano una minaccia al loro mestiere.

«Attualmente il mediatore è gravato da troppi impegni, dalla ricerca delle opportunità in zona, alla realizzazione di foto e piano marketing, fino alla negoziazione con gli acquirenti e relativa burocrazia – spiega in una nota Daniel Debash, fondatore di RockAgent –. La tecnologia viene incontro agli agenti in molti di questi compiti, consentendo loro di concentrarsi solo su quelle fasi critiche come la mediazione tra le parti, che rendono il ruolo dell’agente insostituibile».

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