Perchè il teatro aziendale può migliorare le prestazioni dell'agente immobiliare professionale?
Salvatore Coddetta ottobre 27, 2018 Nessun commento

Perchè il teatro aziendale può migliorare le prestazioni dell’agente immobiliare professionale?

 

Secondo me la formazione specifica per l’agente immobiliare ha sempre più bisogno di richiami metaforici ed esperienziali per sviluppare in esso un’identificazione diretta o indiretta con la materia presentata. Pur se è vero che ciascuno di noi fa molte più esperienze di quelle che in realtà può comprendere, tuttavia è proprio l’esperienza, più che la comprensione delle cose, a influenzare, correggere e migliorare i nostri comportamenti.

 

Come si può benissimo immaginare l’espressione “Teatro Aziendale” nasce dall’incontro da Teatro, come luogo comunicativo ed esperienziale per eccellenza nel quale sono rappresentati le dinamiche e i conflitti del genere umano, e da Azienda come posto di lavoro in cui s’incontra un numero di persone capaci a perseguire determinati obiettivi economici. Essendo, come ho detto, il luogo rappresentativo delle dinamiche e dei conflitti umani, ecco che il Teatro diventa una metafora della vita e quindi metafora delle organizzazioni.

 

Vi faccio un esempio

 

Se noi guardassimo sotto la lente d’ingrandimento la “compagnia teatrale”, si vedrebbe un insieme di persone che vive e lavora seguendo sempre le stesse precise regole con un chiaro obiettivo da raggiungere sin dal primo giorno di prove. Stessa e identica attività e dinamica in un gruppo societario. Questo ci fa riflettere dunque che nel mondo della formazione il teatro può avere una funzione specifica. Una a caso: la gestione dell’ansia e dello stress, durante l’azione performativa che il partecipante è chiamato a svolgere in aula in presenza dei suoi colleghi, riesce ad animare in esso un sistema lavorativo capace di aggiungere all’apprendimento cognitivo una fortissima spinta emozionale. Ed ecco quindi che l’aula diviene uno spazio scenico nel quale si crea un confronto vivo, dinamico, esperienziale, propulsivo all’auto sviluppo e alla forza lavoro. E tale percorso può essere mutuato esclusivamente dal mestiere dell’attore.

Perché ne sono così convinto?

 

Ne sono così convinto perché il training attoriale insegna prima di tutto a guardarsi dentro, a conoscersi, a riconoscersi e a liberare la propria immaginazione e creatività scartando per sempre (una volta riconosciute) le cattive abitudini pseudo professionali e i vecchi cliché relazionali, dannosi nel costruire un rapporto di fiducia con il nostro cliente.

Il metodo e la tecnica del mio Teatro aziendale sono quelli dell’Arte drammatica applicati e declinati, ovviamente, al contesto organizzativo dell’impresa o all’esigenza del singolo agente. Nella pienissima consapevolezza che il coinvolgimento emozionale che emerge durante le mie lezioni, è un mezzo validissimo alla memorizzazione del contenuto formativo.

 

Andiamo a conoscere sommariamente dove e come questi mezzi sono applicati. Tre corsi che io definisco tre step verso la creazione.

 

1) LA PSICOTECNICA DI STANISLAVSKIJ NELLA RELAZIONE E COMUNICAZIONE CON IL CLIENTE

 

La Psicotecnica (colonna portante del “sistema Stanislavskij”) permette di misurarsi e migliorarsi nelle capacità relazionali e comunicative: ovverossia flessibilità, ascolto partecipato, valorizzazione dell’altro, ecc. questo perché l’improvvisazione (nell’accezione positiva del termine)rimanda al concetto di non-previsto. Ci costringe quindi a stare sempre con i nostri sensori percettivi ben accesi. Con ciò voglio dire che l’Arte dell’improvvisare (assimilata mediante mirati esercizi di Psicotecnica) migliora e rafforza noi stessi nell’essere pronti a una circostanza da noi non preventivata oppure calcolata male durante la fase di progettazione. Per esempio, la richiesta del cliente.

 

2) L’INTERPUNZIONE DEL TESTO TEATRALE NEL PUBLIC SPEAKING


Chiunque parli in pubblico, che sia un attore o un dirigente d’azienda o un venditore col suo cliente, avrà necessariamente un alto livello di energia perché tutti i sensori dell’istinto di lotta o di fuga sono attivi. Figuriamoci poi quando il parlare deve divenire comunicare per raggiungere il nostro scopo, perché il solo parlare così come io parlo tutti i giorni nella vita, attenzione, non è sinonimo di comunicazione professionale. Vi è un’enorme differenza tra i due verbi, tra le due azioni.

Che cosa si può fare per non incappare in questo errore che potrebbe far naufragare i nostri interventi, annoiare chi ci ascolta, perdere definitivamente l’interesse del nostro interlocutore-cliente?

Il mio slogan è «Comunicare, non parlare!». Cioè bisogna allenarsi alla comunicazione e prendere man mano più fiducia nelle nostre capacità innate. Ricordiamoci sempre che è impossibile non comunicare. E allora facciamola diventare, la tecnica della comunicazione, da un “optional parlante” che era in un DOVERE PROFESSIONALE.

Iniziamo quindi ad impadronirci della tecnica perché l’efficacia comunicativa, ripeto, oltre ad essere una dote innata è soprattutto un insieme di competenze che si possono sviluppare attraverso la conoscenza, lo studio e l’esercitazione. Ecco che di nuovo il mestiere dell’attore ci viene in aiuto. Si tratta di un’antica tecnica artigianale applicata ai copioni teatrali fatta di segni, di simboli, di rimandi mnemonici, detta interpunzione del testo, che ci permetterà di fissare il corretto e giusto modo di esprimerci. Benché la nostra epoca sia quella dell’interconnessione digitale e della rapidità delle informazioni, rassegniamoci al fatto che tra le tecniche necessarie per gli interventi comunicativi ciò che spicca con maggior presenza sono ancora quelle retorico-linguistiche.

 

3) L’ ENRICO V DI SHAKESPEARE TRA LEADERSHIP E TEAM BUILDING

 

L’Enrico V è l’unico grande eroe scespiriano che mostra come diventare un leader popolare e di successo. A differenza di altri sovrani assoluti è l’unico a portare a buon fine la sua mission con il plauso e l’approvazione di tutto il suo staff e del suo popolo. Gli insegnamenti che i professionisti possono ricavare da questo personaggio riguardano soprattutto il suo stile direzionale incentrato sulle persone: Enrico parla alle sue truppe (lo staff), comunica con loro per riuscire a motivarle in un momento difficile del loro percorso. Questo, usando un termine più consono alla formazione, si

può definire una vera e propria best practice: cioè imparare da esperienze altrui di provato successo anche se queste sono applicate da organizzazioni appartenenti a settori diversi dal proprio.

 

In un’alternanza tra docente e partecipante, ovvero tra lettura drammatizzata di alcune scene dall’Enrico V (che si prestano ad evidenziare i temi cardine all’interno dell’organizzazione) e la recitazione comparata dei copioni dal vissuto professionale dell’agente, si vivrà un percorso esperienziale indelebile che ci renderà più consapevoli delle nostre capacità organizzative.

 

Può sembrare assurdo ma dovunque ci troviamo, nella nostra carriera o nella nostra vita, Shakespeare sembra che ci sia già stato e ha ancora molto da insegnare.

Autore

Massimo Di Vincenzo

www.massimodivincenzo.it

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